Gli alcolici perdono terreno, ma le vendite complessive di bevande aumentano
- Lo scorso anno le vendite di bevande sono aumentate del 2,9%, raggiungendo i 180 miliardi di euro.
- I nuovi prodotti nel settore delle bevande hanno generato 242 milioni di euro di vendite aggiuntive.
- I prodotti a marchio del distributore rappresentano oggi il 35% della spesa per le bevande.
- Le vendite di bevande nel Regno Unito sono aumentate del 3,2%, raggiungendo i 54 miliardi di euro, pari al 30% della spesa complessiva in Europa.
Le vendite di bevande sono aumentate, nell’ultimo anno, del 2,9% nei sei principali mercati europei del largo consumo. Sebbene i consumatori hanno continuato a ridurre il consumo di alcol, spendendo però di più per una nuova generazione di bevande, che si propone come alternativa agli alcolici nelle occasioni di socialità e risponde alla crescente attenzione verso stili di vita più salutari.
Secondo la più recente analisi del mercato dei beni di largo consumo condotta da Circana, la spesa per gli alcolici è diminuita dello 0,8% in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito, mentre le vendite di alternative a basso o nullo contenuto alcolico sono aumentate del 7,3%. La maggiore spesa per bevande sportive, energy drink e bevande a base di yogurt, insieme alla disponibilità di una gamma più ampia di prodotti per consumatori, sempre più attenti alla salute, ha contribuito alla crescita del 5,4% delle vendite di bevande analcoliche, che hanno raggiunto i 109 miliardi di euro, e delle vendite complessive di bevande, arrivate a 180 miliardi di euro. Le vendite di birra, sidro, vino e superalcolici sono diminuite rispettivamente dello 0,9%, dell’1,2%, dell’1,5% e del 2,2%. Il 43% dei consumatori e la metà delle persone tra i 25 e i 39 anni, ha dichiarato a Circana di ridurre il consumo di alcol acquistandone meno, rimandando gli acquisti o rinunciandovi del tutto. Il 44% di tutti i consumatori ha dichiarato di acquistare più acqua in bottiglia, il 31% più succhi e smoothie e il 29% più tè e caffè. Solo il 15% ha affermato di acquistare più bevande alcoliche, nonostante il ricorso significativo alle promozioni: nel corso dell’anno, circa il 41% della birra e il 37% delle bevande alcoliche sono stati venduti in promozione, rispetto al solo 25% delle bevande nel complesso.
«Non è ancora la fine per il settore degli alcolici» afferma Ananda Roy, Senior Vice President, Strategic Growth Insights di Circana dopo il suo keynote al Beverage Forum il 1° ottobre: «Negli ultimi cinque o sei anni, a partire dalla pandemia, l’alcol ha perso popolarità. Questo ha favorito la disponibilità di una gamma più ampia di alternative e di prodotti più salutari, offrendo ai consumatori una maggiore possibilità di scelta su cosa bere a casa e nelle occasioni di socialità. In particolare, i più giovani consumano molto meno alcol e non ci sono segnali che questo atteggiamento sia destinato a cambiare con l’avanzare dell’età. La crescente disponibilità di bevande analcoliche e di alternative più leggere sta semplicemente diventando una componente sempre più normale del consumo quotidiano. Non è ancora la fine per i produttori di alcolici, ma questi dovranno fare molto più che ridurre i prezzi. Sarà necessario sviluppare prodotti a minore gradazione alcolica, con meno zuccheri e meno calorie, che consentano a birra, vino e superalcolici di restare rilevanti in un contesto in cui le abitudini di consumo stanno cambiando».
Circana ha inoltre rilevato che i nuovi prodotti nel settore delle bevande hanno generato 242 milioni di euro di vendite aggiuntive nell’ultimo anno. Di questi, 161 milioni di euro sono riconducibili alle bevande a base di latte, mentre 32 milioni di euro ciascuno derivano dai prodotti a basso o nullo contenuto alcolico e dall’acqua in bottiglia.
Le vendite crescono, ma i volumi aumentano solo dello 0,5%
Sebbene la spesa per le bevande sia aumentata nell’ultimo anno, i volumi effettivamente venduti sono cresciuti appena dello 0,5%, poiché l’aumento medio dei
prezzi, pari al 2,3%, ha contribuito in misura significativa alla crescita del valore delle vendite. Le vendite di bevande nel Regno Unito sono aumentate del 3,2%, raggiungendo i 54 miliardi di euro. Il Paese rappresenta il 30% della spesa complessiva nei sei principali mercati europei, ma solo il 19% dei volumi venduti. L’aumento dei prezzi ha inoltre contribuito alla crescita della spesa del 2,9% in Italia e del 2% nei Paesi Bassi, nonostante i volumi acquistati siano rimasti stabili in entrambi i Paesi. In Spagna il quadro è stato più equilibrato: i prezzi sono aumentati del 2,4%, mentre i volumi acquistati sono cresciuti del 2,6%. In Francia, invece, l’aumento della spesa è stato determinato soprattutto dalla crescita degli acquisti: i volumi venduti sono aumentati del 3,3%, a fronte di un incremento dei prezzi di appena lo 0,4%. La Germania è stato l’unico dei sei Paesi ad aver registrato una diminuzione dei volumi di bevande acquistati, in calo del 2,7%, mentre i prezzi sono aumentati del 4%.
Alcuni prodotti hanno tuttavia continuato a crescere nonostante l’aumento dei prezzi. I volumi venduti di bevande a base di yogurt sono aumentati del 12,3%, quelli dei superalcolici pronti da bere del 12,9%, mentre l’acqua naturale e le bevande a base vegetale hanno registrato entrambe una crescita del 5,2%. Il quadro complessivo del mercato delle bevande è migliorato nel secondo trimestre del 2026, quando i prezzi medi sono diminuiti dello 0,2% e i volumi di bevande venduti sono aumentati dell’1,6%. I dati di Circana mostrano inoltre che i prodotti a marchio del distributore rappresentano oggi il 35% della spesa per le bevande. Le marche dei retailer stanno guadagnando terreno in categorie tra cui caffè, vino e champagne e bevande a base di latte.
Note per i redattori
La più recente analisi di Circana si basa sui dati relativi a dodici mesi, fino alla fine di giugno 2026, e prende in considerazione Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.


