In un mercato globale sempre più competitivo, la competenza non è solo un asset, ma una vera e propria garanzia di sopravvivenza. Eppure, in Italia, persiste un paradosso: la professionalità certificata è spesso percepita dalle piccole e medie imprese (PMI) come un rischio piuttosto che come un valore.
In collaborazione con Giuliana Galeotti, Business Unit Manager di TÜV Italia (Gruppo TÜV SÜD), esploriamo perché investire nella certificazione delle figure professionali sia la mossa strategica per trasformare un’attività artigianale in una realtà imprenditoriale moderna e protetta.
Il paradosso della competenza: rischio o opportunità?
Per molte realtà artigianali e micro-imprese, formare e certificare un collaboratore viene visto come un potenziale „autogol“. Il timore è che l’operatore, una volta acquisita una certificazione personale e riconosciuta dal mercato, possa lasciare l’azienda per diventare un concorrente.
Tuttavia, questa visione ignora due pilastri fondamentali della crescita aziendale:
- Attrattività e ritenzione: un’azienda che investe nella crescita dei dipendenti è intrinsecamente più solida e appetibile.
- Evoluzione imprenditoriale: certificare le competenze significa trasformare i tecnici in professionisti responsabili, elevando il livello qualitativo dell’intera struttura.
Lo „scudo giuridico“: la certificazione come difesa legale
Uno degli aspetti più sottovalutati della certificazione professionale è la sua valenza in sede giudiziaria. Non si tratta solo di un costo economico (diretto o indiretto), ma di una forma di mitigazione del rischio aziendale.
Ecco come la certificazione protegge il titolare d’azienda:
- Responsabilità condivisa: un tecnico certificato riduce drasticamente il rischio di incidenti o danni ai clienti finali derivanti da errori tecnici o inosservanza delle norme di sicurezza.
- Prove oggettive in tribunale: in caso di contenzioso, il giudice non dovrà affidarsi a perizie soggettive. Esiste uno strumento oggettivo — la norma tecnica — per stabilire se l’operato del tecnico sia stato conforme agli standard di abilità e conoscenza richiesti per quella specifica figura.
Nuove generazioni e il „saper fare“: oltre il semplice attestato
Se le aziende esitano, i giovani professionisti sembrano avere le idee chiare. Per le nuove generazioni, la certificazione non è una semplice „coccarda“ o un attestato di frequenza, ma il riconoscimento formale della propria „gavetta“ e professionalità.
A differenza dell’iscrizione a un Albo, la certificazione delle professioni (regolata dalla Legge 4/2013) è un processo dinamico:
- Esame pratico: per ottenerla è necessario dimostrare esperienza sul campo tramite prove pratiche, simulazioni e role playing.
- Mantenimento e aggiornamento: la certificazione decade se il professionista smette di operare o non si aggiorna costantemente. Questo offre al mercato una garanzia di competenza molto più forte rispetto ai soli crediti formativi annuali.
Conclusione: uscire dall’ombra della burocrazia
La vera sfida oggi è culturale. Molte imprese confondono la certificazione delle competenze con la burocrazia o con le certificazioni di sistema (come la ISO 9001).
La certificazione delle persone secondo la norma ISO 17024, rilasciata da organismi accreditati come TÜV, è invece il ponte verso il futuro del lavoro qualificato. È lo strumento che permette a un tecnico specializzato di diventare un professionista responsabile, capace di competere non solo per il prezzo, ma per la sostanza del proprio operato.

